Modern contemporary furniture

Le attività di ricerca

Il focus s’incardina sull’individuazione del ruolo e dei caratteri identitari che gli Urban Center (o le “Case della Città”) possono assumere in seno alle comunità civiche, non solo come vetrine di comunicazione e informazione, ma soprattutto come “luoghi privilegiati” per la condivisione delle strategie di sviluppo della città, strumenti concreti per favorire la convergenza su “vision urbane” condivise.

Il profilo dell’Urban Center, infatti, appare oggi in rapida mutazione rispetto alla prima generazione che aveva visto la nascita di modelli eminentemente didascalici (come il “Centro di documentazione urbana” o il “Museo della Città”), concepiti come semplici “infopoint” sulla stratificazione storica e sulle trasformazioni recenti, realizzate o “in fieri”.

Il programma di ricerca, si sviluppa in particolare su tre filiere:

  • individuare modelli culturali originali e forme evolutive consolidate degli Urban Center contestualizzandoli nel milieu giuridico-amministrativo che ha determinato e continua a informare i diversi stili di governance delle comunità urbane più evolute;
  • ricostruire, per soggetto ispiratore, mission istitutiva e ruolo, mappe dinamiche dei profili di Urban Center, così come si sono venuti caratterizzando e reinterpretando in Italia in confronto alle più collaudate e consolidate esperienze internazionali (in particolare negli USA e, più recentemente, in Europa);
  • monitorare e valutare, attraverso lo studio di casi di successo e criticità, la capacità di tali strutture di incidere concretamente sulla costruzione di una “vision urbana” condivisa, contemperando le istanze degli attori recessivi e le pressioni dei soggetti privilegiati.

Individuazione di modelli culturali

La prima filiera muove a partire dallo studio delle vicende a livello storico-ricostruttivo che hanno dato origine al fenomeno degli Urban Center o di analoghe strutture e rimanda alla letteratura disciplinare sui temi della democrazia partecipativa e degli stili di management e di governance urbana.

Schematizzando, stili e forme interpretative sono ascrivibili ai modelli classici di cultura del diritto: “atto amministrativo” e “common law”

Nel primo, il contesto di riferimento vede il soggetto ispiratore identificarsi, in generale, nelle istituzioni di governo locale della città (amministrazioni comunali) in esclusiva o in partenariato con altri enti e soggetti le cui missioni perseguono l’interesse pubblico (o l’interesse generale secondo le forme evolutive più recenti).  Nel secondo, il milieu giuridico, socioeconomico, culturale incoraggia gruppi di soggetti “altri” composti da segmenti eterogenei della società civile in una “felice collisione” tra istituzioni universitarie, associazioni no profit, portatori d’interesse diffuso, gruppi imprenditoriali, fondazioni, fondi di investimento, altri soggetti finanziari e così via.

Storicamente, i due modelli hanno generato “stili interpretativi” precisi in ragione delle radici culturali da cui traggono linfa vitale.

Da un lato abbiamo le strutture promosse e finanziate dal governo delle città, sia pure con diverse denominazioni (Urban Center, Casa della Città, Centro di documentazione urbana, etc.), ove si perseguono obiettivi “di base” (informazione didascalica) e specifici (catalizzare il consenso discutendo su progetti, programmi, talvolta piani) ma raramente in passato sono state interpretate come arene di discussione e costruzione delle scelte strategiche di trasformazione della città.

att-di-ric-112Diversi sono gli Urban Center ispirati da un ampio mix di soggetti (privati e anche pubblici) nei quali si mira alla costruzione di “serbatoi di idee” e all’interazione qualificata con gli enti di governo del territorio con attività di punta nella ricerca (rapporti scientifici) e nella formazione a scopi maieutico-sociali (advocacy). Tendono a connotarsi per la “diversità delle voci” e l’indipendenza da ogni pressione politica in una dimensione di neutralità ed equidistanza dagli interessi dei singoli attori.

Ricostruzione di “mappe dinamiche”

Il secondo panel di ricerca, direttamente connesso al primo, riguarda la ricostruzione di un quadro aggiornato dei profili e delle declinazioni di Urban Center in rapporto ai diversi contesti culturali, socio-amministrativi e geografici entro cui si trovano a operare i soggetti ispiratori di tali strutture, siano essi amministratori, promotori, portatori d’interesse diffuso e/o altri protagonisti dei processi di trasformazione della città.

Attraverso una ricognizione sulla letteratura scientifica prodotta sul tema, vanno distinti i contenuti innovativi dal quadro consolidato, orientando gli approfondimenti sulla diversificazione concettuale derivante dalla polisemia (e ambiguità) del termine “Urban Center” che rappresenta sovente il punto di contatto tra molteplici sfere disciplinari (urbanistica, ma anche scienze giuridico-amministrative, sociali, economiche, ambientali,etc.).

Con lo studio di contributi teoretici e sperimentazioni applicative, si intende ricostruire, inoltre, il quadro “in progress” di metodi, strumenti e contenuti adottati per avviare e sviluppare l’attività dei centri, tenendo conto delle diverse specificità concernenti culture, norme, stili e caratteri dei domini culturali cui appartengono.

Effettività per “vision urbane” condivise

Il terzo percorso di lavoro intende valutare l’effettività complessiva e le ricadute concrete che le attività messe in campo negli Urban Center in Italia hanno prodotto nei confronti degli attori mobilitati (o potenzialmente mobilitabili) nei processi decisionali, in rapporto al panel di missioni che le singole strutture sono state chiamate a perseguire, così come si è verificato in alcune esperienze pilota a livello internazionale che costituiscono significativi modelli di riferimento.

La necessità di attivare processi virtuosi di riqualificazione urbana, sviluppo socio-economico e promozione di risorse e identità della città, acquisendo una maggiore competitività nello scenario internazionale, richiede infatti che tali strutture non si limitino al luogo di raccolta, esposizione e divulgazione delle informazioni relative alle trasformazioni urbane e ai progetti in corso, ma che possano ricoprire anche il ruolo di strutture vocate a facilitare la linearità dei processi decisionali, incentivando forme virtuose di partenariato e contribuendo a discutere e argomentare in modo trasparente le strategie e le scelte d’intervento sul dominio socio-territoriale della civitas urbana.

Uno degli aspetti di maggior interesse risiede nella verifica ex post della coerenza tra le ambizioni di allargamento della democrazia partecipativa, spesso presenti nelle declaratorie delle “mission fondative” di tali strutture (soprattutto da parte della mano pubblica) e i risultati concretamente dimostrabili e “tracciabili” nell’iter ricostruttivo di gestione del processo di coinvolgimento attivo ed equilibrato dei diversi soggetti per la coagulazione del consenso su vision urbane condivise.

IL METODO

Dal punto di vista metodologico, la valutazione di modelli e stili interpretativi delle diverse strutture segue inizialmente il classico approccio comparativo, con la costruzione di una griglia di confronto tra casi desumibili dalla letteratura scientifica e dall’esplorazione di nuove strutture sorte più recentemente e dotate di sedi fisiche specifiche e siti web “ad hoc”. Si punta all’individuazione di criteri utili a parametrare in modo omogeneo le diverse declinazioni di Urban Center, individuando le situazioni più produttive ai fini della definizione di linee guida per modelli di sviluppo da applicare sul territorio nazionale.

Il quadro da ricostruire, di tipo tendenzialmente sinottico, dovrà permettere la valutazione di fattori di successo e criticità del fenomeno Urban Center in rapporto ai diversi “stili” di governo dei processi di trasformazione della città e del territorio così come scaturiscono dalla dialettica tra soggetti portatori di interessi.

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